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AMT driver

AMT, un acronimo strano, quasi sconosciuto. Potrebbe significare Amici Magici Toscani, Analog Machine Terminator, Alfa Metil-Tripatina, oppure Air Motion Transformer.



Nel nostro caso parliamo proprio dell’Air Motion Transformer che se all’atto pratico è un driver per alte frequenze, dal punto di vista ingegneristico non è propriamente un trasduttore, ma un vero e proprio trasformatore.

Giusto per specificare, un trasduttore è un congegno in grado di “convertire” due grandezze fisiche diverse, come un woofer converte il voltaggio applicato alla bobina in oscillazioni meccaniche del cono, onde di pressione che generano ciò che noi chiamiamo suoni.

Un trasformatore invece applica un rapporto di conversione, spesso aumentando l’efficienza, ma ci arriveremo dopo.



Gli AMT sono stati inventati dal Dr. Oskar Heil (che nel tempo libero ha inventato il precursore del Klystron, usato nei forni a microonde e brevettò il transistor a effetto campo) mentre pensava a come risolvere qualche problema degli altoparlanti correlato a massa inerziale e risonanze spurie.


Ma come funziona un AMT? Bene, immaginate un bel po di neodimio, perchè qui serve del flusso magnetico, parecchio.

In mezzo a questi magneti piazzate un nastro di polimeri rivestito di un materiale conduttivo. Voi direte che è un tweeter a nastro, ma non è propriamente così, infatti il nostro nastro è ripiegato a fisarmonica, e non si muove in direzione parallela alla propagazione del suono, ma si muove perpendicolarmente, comprimendo ed espandendo l’aria tra le pieghe. Quello che fa un mantice di una fisarmonica.



Ed è qui che ci ricolleghiamo al concetto di trasformatore, perchè se un trasduttore “muove” tanta aria quanto è la sua superficie moltiplicata per la corsa (almeno a livello ideale, pensando ad un attuatore pistonico), nel caso dell’AMT si ottiene un rapporto di velocità dell’aria di 4:1 tra la velocità dell’aria e la velocità del diaframma (almeno era così nei primi oggetti costruiti dal Dr. Heil) dovuto all’effetto “pompa”


Questo rapporto di moltiplica si ottiene perchè:

  • La superficie che trasferisce energia al mezzo ha un rapporto superficie/volume molto alto (un AMT di dimensioni di 1” ha una superficie utile comparabile ad un driver da 8”)

  • La membrana in polietilene è molto leggera, e possiede una minor impedenza meccanica rispetto ad un tweeter a bobina mobile.

  • La corsa di ogni singola “piega della fisarmonica” è estremamente corta se comparata alla corsa di un driver elettromeccanico a bobina mobile di pari prestazioni.


Veniamo agli svantaggi:

  • Peso, perchè se il neodimio pesa comunque meno della ferrite, in questo caso serve molto materiale.

  • Tendenzialmente è un dipolo, ha tanto backfire quanto frontfire, quindi necessita di una adeguata camera acustica.


Oggi esistono in commercio AMT per il Pro-Audio adeguatamente strutturati che riescono a domare questi punti negativi assicurando una ottima tenuta in potenza e SPL, sebbene non siano troppo lontani dai tradizionali HF driver a bobina mobile.


Ciò nonostante l’AMT è una tecnologia che offre una la velocità di riproduzione dei transienti eccezionale e soprattutto distorsioni THD incredibilmente basse, in particolare sulle armoniche di 3° ordine ed inoltre una direttività sul piano verticale comparabile ad un Tweeter a nastro o elettrostatico (a tutto vantaggio degli accoppiamenti!)


Tenendo conto che, è difficile trovare mid woofer a bobina mobile di tale velocità ne risulta una tecnologia che non è semplice inserire efficacemente in uno speaker, ma con la dovuta abilità si può ottenere un sistema PA ad alto SPL e direttività controllata ma con valori di distorsione, gamma dinamica e velocità che ci aspetteremmo da uno studio monitor.


Se vi state chiedendo: “ma come suona un AMT?”

La risposta è “incredibilmente bene” e lo potete ascoltare, ad esempio sugli Speaker a colonna CARYS C6 di AudioFocus, dove è installato un AMT da 6,5” con attorno 2 x 6” low-mid e 3 x 6” woofer, che grazie all’AMT montato in una guida d’onda 120° x 25° asimmetrica e ai Reflex cardioidi offre un controllo della direttività molto preciso evitando riflessioni e back fire, con un abbattimento nel back di 10dB tra i 63 e i 500Hz.




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