KLANG 3D audio mix sale sul palco per non scendere più!

 I sistemi KLANG 3D audio mixing sono saliti recentemente sul palco di due grandi Artisti italiani, Eros Ramazzotti e Marco Mengoni con risultati inaspettati. Ecco cosa ci hanno raccontato Luca Morson e Stevan Martinovic in merito all’esperienza diretta con questo sistema.

I sistemi KLANG3D In-Ear Mixing hanno rappresentato una vera e propria novità dal momento della loro presentazione sul mercato alcuni anni fa e non hanno tardato a conquistare la fiducia di tecnici ed artisti in ogni parte del mondo.
L’ascolto in IEM (In Ear Monitor) è ormai pratica comune, non necessariamente in situazioni grandi e complesse, ma sembra anzi essere - ad oggi - il modo migliore per fare ascoltare i musicisti sul palco, di qualsiasi foggia e dimensione.
Sebbene in certi contesti l’uso di monitoraggi “convenzionali” - i wedge monitor - sia ancora contemplato, i sistemi in cuffia offrono diversi vantaggi, tra i quali un palco“silenzioso” ed al riparo da fastidiosi effetti larsen ed un ascolto più preciso ed esclusivo da parte del musicista stesso.
Purtroppo però il mix in cuffia, anche se ben fatto, tende spesso a perdere quella dose di dinamica e realtà che per contro ha sempre aiutato l’artista nelle performance dal vivo.
Il team R&D di KLANG ha quindi progettato e realizzato un sistema di spazializzazione 3D del suono che portasse ad un livello superiore l’esperienza di ascolto in cuffia, andando a risolvere i punti deboli dei sistemi IEM stereo.

Recentemente i sistemi KLANG, distribuiti in Italia daAudiolink, sono saliti sul palco di Marco Mengoni ed Eros Ramazzotti, con alle regie di palco due Sound Engineer di provata esperienza, Stevan Martinovic(Mengoni) e Luca Morson(Ramazzotti Band).

Chi meglio di loro può quindi raccontare l’esperienza diretta!?

Stevan Martinovic (monitor engineer Marco Mengoni): “ho iniziato da pochissimo ad usare KLANG, mi è arrivato un sistema in prova alla penultima data del tour italiano di Mengoni ed ero chiaramente molto curioso di provarlo. Le cose sono andare incredibilmente bene, basti sapere che dopo un solo test fatto durante il Soundcheck, di comune accordo con l’Artista, abbiamo deciso di usarlo la sera stessa!

L’idea era quella di rendere più realistico l’ascolto in-ear come fossimo un su un palco con degli amplificatori e dei monitor wedge, quindi una situazione più reale rispetto ad un mix L+R e dove si percepisse maggiormente la provenienza tridimensionale della sorgente. 
Ad oggi, con tutti gli strumenti e le sequenze pre registrate che gli artisti hanno nell’ascolto in cuffia, non è facile riprodurre un mix realistico ed intellegibile: il KLANG in questo è eccezionale perché offre la possibilità di creare più “spazio” e collocare le sorgenti in modo molto più realistico”.

“Il setup non è stato affatto complesso. Ho cercato di fare una cosa semplice, qualcosa da poter tenere sotto controllo senza troppi rischi, ma allo stesso tempo che mi permettesse di poter testare le potenzialità della macchina.

Quindi ho creato degli stem/bus (per esempio uno di Drum, Percussions, Bass, Gtr etc..) cercando di mantenere ovviamente gli stessi livelli richiesti dall’Artista. Solo dopo ho cominciato a posizionare le varie sorgenti con l’utilizzo dell’interfaccia grafica ed i risultati sono stati immediati e tangibili.
Mi riservo di utilizzarlo con più cura e un minimo di programmazione in più nel futuro, nel frattempo posso solo immaginare cosa si possa ricreare con la giusta padronanza del software visto che, in poco tempo, il cambiamento in positivo è stato evidente. 
Marco (Mengoni) stesso mi ha fatto capire chiaramente che ha apprezzato il risultato e non è un caso che proprio quest'estate ho visto parecchi KLANG nei rack delle produzioni estere qui in Italia…”

 

Luca Morson (monitor engineer Eros Ramazzotti Band): “ho cominciato ad usare KLANG con la versione stand alone del software, salvo poi poter usare una versione beta del software KOS appositamente studiato per funzionare internamente alle console DiGiCo.
Avevo sentito parlare di questo tool e quindi, come mio solito, mi sono subito cimentato con delle prove empiriche per apprezzare il risultato effettivo.

Ebbene, l’effetto di spazializzazione è stato sorprendentemente utile, in quanto in tutti quei canali che ho fatto processare al KLANG, ho potuto verificare un abbassamento nel balance generale del mix di almeno 3 dB rispetto allo stesso mix fatto in stereo e senza il passaggio da KLANG.

La possibilità di “portare avanti” o “spostare indietro” alcuni segnali, soprattutto dove c’è una certa sovrapposizione tra tracce preregistrate e tracce suonate, fa si che si possa ottenere un mix decisamente più intelligibile, definito e con una sensazione di maggior respiro, proprio perché si può giocare con la spazializzazione ricercando più spazio per collocare le sorgenti più importanti al centro del mix”,
“L’hardware può accettare fino ad un massimo di 56 In su 4 uscite stereo, quindi per forza di cose dovevo operare delle scelte ma nella realtà dei fatti questi canali sono sufficienti allo scopo.
Un altro incredibile beneficio della spazializzazione è che non è si parla solo dx/sx, ma anche avanti/indietro. Una cosa che ho riscontrato per esempio lavorando la cassa della batteria insieme al basso: spostando il basso leggermente indietro rispetto al punto virtuale della testa dell'ascoltatore e la cassa in avanti il suoni erano non solo più distinti ma anche più a fuoco”.
“Peraltro proprio durante un momento di silenzio nel soundcheck, un microfono che avevo posizionato indietro nella spazializzazione, ha emesso un “click” che ha letteralmente ingannato anche me, mi sono infatti voltato con la testa per capire da dove provenisse quel suono che sembrava effettivamente provenire alle mie spalle mentre era un effetto del posizionamento all’interno del mix che in cuffia era incredibilmente veritiero!”.

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